venerdì 25 agosto 2017

Pellegrinaggio in Grecia - Quarto giorno

La bottega delle icone
È il giorno delle Meteore!
Poiché i monasteri apriranno al pubblico dalle 9.00 e noi siamo molto mattinieri (8.15 partenza, ma chi aveva parlato di vacanza?), d'altra parte la nostra guida ci ripete: "se vuoi vedere tanto devi sudare tanto", ci rechiamo in uno dei più grandi laboratori di icone della zona. Ci accoglie Ophelia, una giovane donna che parlando un buon italiano ci illustra i passaggi necessari alla realizzazione delle immagini sacre. Ci illustra anche il significato di qualche dipinto rappresentante Cristo, la Vergine, uno o più santi. Questa tradizione è propria dell'arte bizantina e di quella russa e balcanica. Ci viene dato il tempo per eventuali acquisti. 
Iniziamo la salita verso i monasteri delle Meteore. Già il percorso con il pullman ci offre continui mutamenti di paesaggio, per farvi solo intuire per analogia è come percorrere le strade che portano sulle Dolomiti. Abbiamo la possibilità di fare foto da alcuni punti panoramici e iniziamo a renderci conto ancora una volta della forza straordinaria della natura che 22 milioni di anni fa ha regalato meraviglie attraverso lo scorrimento delle acque e il soffiare dei venti. 
Panoramica delle Meteore
È proprio in questa terra ostile, su queste rocce raggiungibili inizialmente solo arrampicandosi che alcuni uomini a partire dall'XI secolo iniziano a cercare Dio. Gli anacoreti lasciano tutto per cercare Dio nel silenzio e nell'abbandono. Chi non riesce torna in città, ma altri si fermano, eremiti che si incontrano solo la domenica per pregare e confrontarsi. Alcuni di loro sentono il desiderio di vivere in comunità e nascono i cenobi. I monasteri diventano luoghi di vita comune normati da regole di convivenza ispirate al Vangelo. 
Il cammino verso il Monastero di Santa Barbara
Furono costruiti ventiquattro monasteri abitati nei secoli da centinaia di monaci. Ne restano sei, quattro abitati da monaci (San Nicola, Grande Meteora - Trasfigurazione, San Varlam, SS. Trinità) e due da monache (Santo Stefano protomartire e Rousanu -  Santa Barbara).
Visitiamo due dei monasteri. Il primo è quello di Rousanu - Santa Barbara. Qui Manos ci introduce al rito della preghiera che viene richiamata dall'uso di due strumenti musicali a percussione: il cimandron e il talandon.
Il talandon
I suoni di questi strumenti penetrano nel silenzio dei luoghi e del cuore. Come Noè suonò uno strumento per chiamare i salvati nell'arca, così il suono del talandon penetra il silenzio, il monastero è l'arca di Cristo.
Visitiamo la meravigliosa Chiesa interamente affrescata e i locali circostanti.
Il Monastero della Trasfigurazione
Lasciamo il monastero per recarci alla Gran Meteora. Già da fuori il monastero ci appare in tutta la sua grandezza. Duecentocinquanta gradini ci separano dall'ingresso. Una prima cappella esisteva sin dal XIV secolo fondata da Sant'Atanasio delle Meteore. Il monastero attuale è stato fondato nel 1536 e costruito negli anni successivi sull'esempio delle chiese del Monte Athos. La cappella originaria è stata integrata nella chiesa attuale come santuario e decorata con affreschi del XIV e XV secolo. Manos ci introduce alla lettura delle immagini: il colore rosso che indica la divinità; il colore blu e verde l'umanità; la fronte ampia dei santi a indicare la spiritualità; le borse sotto gli occhi ad indicare l'esperienza; la luce che si irradia dalle guance dei volti ieratici ad indicare la profonda fiducia nella resurrezione pur nella velata tristezza per tutti coloro che si perdono. 
Sosta lungo la salita
Potremmo rimanere a lungo incantati dalle immagini e dai panorami. Purtroppo c'è molta confusione a motivo dell'accesso di molte persone, spesso turisti incapaci di distinguere una spiaggia da un monastero. Rimaniamo come sempre affascinati dal modo di raccontare di Manos ma siamo consapevoli che più silenzio avrebbe reso questo momento ancora più significativo.
Meteore
Sulle strade strette e tortuose delle Meteore possiamo apprezzare ancora di più l'abilità del nostro autista Panaiotis. Rapidamente raggiungiamo il ristorante dove consumiamo il nostro pasto e dove non manca come al solito l'insalata ma possiamo apprezzare dell'ottima carne. Il dolce è sempre più dolce e l'espresso accettabile.
La meta del nostro nuovo spostamento è la città marina di Ittea.
Ci viene lasciato il tempo per riposare. Dopo un'ora circa Manos prende la parola ed è sempre bello tuffarsi nei suoi racconti: il mito di Egeo, di Achille, la storia recente della Grecia, l'economia, le vicende di Onassis... il viaggio pur essendo faticoso scorre veloce, anche perchè ci sorprendono altre due soste. L'una inaspettata: attraversiamo una pianura coltivata in gran parte con piante di cotone, ed ecco che la nostra guida fa accostare l'autista e scende in un campo. Torna indietro con dei fiori e del cotone e ci regala una breve ma come sempre efficace lezione di fitologia.
Cotone
Ma sappiamo bene come la storia sia il suo forte. Così lo stupore colpisce in modo particolare quanti si sono riaccostati alla storia dell'antica Grecia grazie ad alcuni film recenti. In particolare "300" del 2006, che narra in modo fantastico la storia della battaglia delle Termopili, dove il generale Leonida di Sparta tenne testa con 300 spartani e 700 tespiesi per tre giorni all'avanzata dell'esercito persiano di Serse. Il tradimento di Efialte permise a Serse di prendere alle spalle il nemico e fu un massacro. La storia ci consegna questa sconfitta come una vittoria. L'unione di pochi può fare grandi cose. Una sconfitta sul campo, una vittoria morale. Presso "le porte calde" avviene la battaglia e lì troviamo il monumento agli eroi tespiesi e quello al grande generale di Sparta.
Dopo le foto eccoci diretti a Ittea. Siamo alle pendici del famoso monte Parnaso che d'inverno garantisce a molti appassionati piste innevate, e attraversiamo una pianura con un milione di ulivi. La città ci accoglie al tramonto quando l'azzurro del cielo si lascia ferire dal rosso del sole e il mare diventa uno specchio luminoso.
Ittea
Dopo l'assegnazione delle camere e qualche minuto per rinfrescarsi, ci viene proposta la celebrazione della messa in una stanza dell'hotel. Don Roberto torna a quanto abbiamo visto al mattino. Ci domanda: "ma che senso ha costruire se poi qualcuno distruggerà? Che senso ha impegnarsi se altri non lo faranno e giudicheranno il nostro operato? Che senso ha spendere la propria vita arrampicandosi su monti impervi, vivere in luoghi inospitali se poi quello che costruirai verrà meno? Solo la fede nel Signore risorto può motivare la mia quotidiana scelta di cercare di fare il bene sapendo che questo Dio non lo dimenticherà mai. Ogni gesto di bene è già eternità". Chiediamo al Signore la grazia di essere uomini e donne che scelgono sempre il bene.
La cena è servita, il clima è come sempre molto cordiale. Dopo cena ciascuno si organizza per uscire o per andare a riposare. Ciò che è decisivo è non dimenticare di ringraziare, perchè la gratitudine è una ricchezza umile che apre la durezza di molti cuori, a partire dal nostro.

Buona notte!

Nessun commento:

Posta un commento